postato da Ale55andra alle ore 15:12
sabato, 04 luglio 2009

E come di consueto siamo giunti quasi alla fine di questa stagione cinematografica che ci ha regalato moltissimi film straordinari e altrettante "fetecchie", nonchè qualche via di mezzo. Come mio solito mi cimenterò in un classificone che va dal basso verso l'alto e che mette in ordine di preferenza, prettamente soggettiva ovviamente e per nulla seria con l'unico intento di divertirmi, tutti i film da me visti in questa stagione (sono una settantina, ma ne manca ovviamente ancora qualcuno). Come per l'anno scorso cliccando su ogni titolo potrete risalire alla recensione del film (i post vanno ovviamente letti dal basso verso l'alto).

Si dia inizio alle danze!!!


61) The uninvited



62) The Spirit



63) Righteous kill - Sfida senza regole



64) Houdini - L'ultimo mago



65) Un giorno perfetto



66) Il mai nato



67) Sette anime



68) Saw V



69) Shrooms - Trip senza ritorno



70) Il sangue dei vinti

Permalink ¦ commenti (3)¦ commenti (3)(popup)
Categorie: fine stagione 2008/2009

postato da Ale55andra alle ore 21:42
martedì, 30 giugno 2009

REGIA: John Cassavetes

CAST: Gena Rowlands, Peter Falk, Matthews Cassel

ANNO: 1974

 

TRAMA:

 

Mabel, madre di tre figli, sposata con Nick, un italo-americano poco presente per motivi di lavoro, cade in una sorta di depressione a causa del suo senso di inadeguatezza al di fuori del ruolo di moglie e di madre. Dopo sei mesi in un ospedale psichiatrico tornerà a casa, ma nulla sarà cambiato, o forse si…

 

 


ANALISI PERSONALE

 

Uno dei più grandi e complessi ritratti familiari mai visti al cinema, “Una moglie” persegue quella che era l’idea di cinema di Cassavetes, incentrata su una sorta di realismo e di senso di verità che permeava quasi tutte le sue pellicole a partire dal suo primo grande lavoro, “Ombre”. “Una moglie” sembra quasi a volte farci dimenticare di essere di fronte ad uno schermo e di assistere alle “schermaglie” recitative di attori e professionisti. Sembra quasi farci entrare a viva forza in una vera casa, in una vera famiglia e in un vero inaridimento dei rapporti interpersonali che intercorrono tra i vari componenti della stessa. Merito non solo dell’apprezzabilissimo stile registico di Cassavetes, ma anche e soprattutto, della mangnifica interpretazione dei due attori protagonisti, qui non solo facenti parte del disegno generale, ma vere e proprie colonne portanti della pellicola, grande motivo e causa della sua riuscita e della sua estrema e profondissima comunicatività. Gena Rowland, nel ruolo di Mabel una donna che viene considerata “pazza” solo perchè dà libero sfogo alle sue sensazioni e ai suoi sentimenti, è perfetta in ogni singolo gesto e movimento nel tratteggiare il ritratto di questa donna sull’orlo del precipizio della follia, sempre in bilico tra dolcezza e isterismo, tra compassione e ferocia, tra rabbia e rassegnazione, tra amore e dolore. Numerosissimi e tutti molto coinvolgenti gli stati d’animo che l’attrice, e il regista grazie ai perfetti e illuminanti movimenti della sua macchina da presa, riesce a trasmettere allo spettatore che in men che non si dica si ritrova completamente immerso e coinvolto nelle vicende che la riguardano, senza rendersi conto dell’eccessiva durata della pellicola o del fatto che sia costrutita facendo scarsissimo ricorso al montaggio e reggendosi sulla somma di alcune lunghe sequenze e di molti piani-sequenza davvero congeniali e adatti ad esprimere il caos creatosi all’interno della famiglia presa in esame. Caos che sicuramente accomuna la maggior parte delle famiglie, ma il discorso può essere esteso a qualunque tipo di rapporto sociale e interpersonale, ma che molto spesso viene represso o mascherato con falsi perbenismi e ipocrite accondiscenze. Espedienti che si utilizzano per nascondere le grandi difficoltà che stanno alla base di qualsiasi rapporto umano e di cui Mabel non riesce a servirsi, facendosi portavoce di un’estrema genuinità e libertà di espressione del proprio vero io, che la rendono agli occhi degli altri, abituati a vivere in un mondo controllato e controllabile, una vera e propria pazza. Dall’altro lato abbiamo suo marito Nick (il grandissimo ed adeguatissimo Peter Falk), un italo-americano vecchio stampo che fa di tutto pur di far sembrare sua moglie normale ai suoi occhi e agli occhi degli altri e che non riesce a reggere il peso della sua vera natura, pur amandola con tutto sé stesso, non rendendosi conto di quanto lei abbia bisogno di affetto e comprensione, piuttosto che di sberle e medicine. “Guarda che non è pazza, è solo diversa”, dirà ad un suo collega, cercando di giustificarne i comportamenti un po’ strambi. Mabel però è una donna completamente sommersa nel suo ruolo di mamma e di moglie, fino a perdere la sua vera identità personale ed individuale, cosa che la condurrà a farsi tracinare nelle nevorsi domestiche e familiari fino a giungere ad una vera e propria depressione e addirittura ad un tentativo di suicidio, una volta resasi conto di non riuscire ad essere come gli altri vogliono e pretendono che sia. Un ritratto feroce e amaro, ma al tempo stesso dolce e sentimentale, di una società e di un periodo storico-sociale ben preciso che riesce anche nell’intento di farci emozionare e di coinvolgerci oltremodo, soprattutto nelle sequenze che hanno un alto impatto emotivo, come quella della visita a casa del dottore o quella del ritorno a casa di Mabel in cui non riesce a trattenersi nemmeno di fronte ai propri figli. 

“Io sarò ciò che desideri. Io sarò qualsiasi cosa. Tu dimmi solo cosa”, è l’appello disperato che Mabel rivolge a suo marito e che forse molto probabilmente trova rispondenza in un finale aperto che ci lascia con l’interrogativo sul futuro e sulle sorti di questa famiglia, ma che ci restituisce un senso di tranquillità e di pace che forse, ma non è detto affatto, precede la tempesta.

 

VOTO: 9

 

 


CITAZIONE DEL GIORNO

 

"Siamo veramente stanchi di....vedere attori che ci danno false emozioni..esauriti da spettacoli pirotecnici ed effetti speciali anche se il mondo in cui si muove è in effetti per certi versi fittizio, simulato...non troverete nulla in Truman che non si veritiero....non c'e' copione, non esistono copie....non sarà sempre Shakspeare ma è autentico....è la sua vita" (The Truman show)

 


LOCANDINA

 

Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
Categorie: cinema, john cassavetes, una moglie

postato da Ale55andra alle ore 17:48
domenica, 28 giugno 2009

REGIA: Mario Bava

CAST: Christopher Lee, Daliah Lavi, Tony Kendall, Isli Oberon, Harriet White, Dean Ardow, Alan Collins, Jacques Herlin

ANNO: 1963

 

TRAMA:

 

Tornato a casa dopo una lunga assenza e malvoluto, Kurt, comincia a gettare scompiglio tra i suoi famigliari, soprattutto Nevenka, dapprima sua amante e ora moglie di suo fratello. Il suo ritorno darà il via ad una catena di omicidi il cuo colpevole sarà guidato esclusivamente dall’ossessione nei suoi confronti.

 

 


 

ANALISI PERSONALE

 

Un vero e proprio horror psicologico questo di Mario Bava, che però non raggiunge le vette astronomiche di alcune delle sue pellicole più famose e riuscite a partire dal capolavoro “La maschera del demonio”, ma non solo. Ma, nonostante questo, “La frusta e il corpo” riesce a farsi ricordare soprattutto per l’audacia e il coraggio di affrontare all’epoca tematiche scabrose e scottanti come quelle erotiche e sado-masochistiche affrontate in questo film. Come si intuisce dal titolo, infatti, la frusta è un oggetto fondamentale e primario all’interno delle dinamiche dei rapporti che intercorrono tra i vari protagonisti. Kurt (interpretato da un’agghiacciante Christopher Lee) era, infatti, il promesso sposo di Nevenka (la straordinaria Daliah Lavi) con cui intratteneva un rapporto “malato” di sesso e violenza, dato che lei riusciva ad accendere i suoi sensi solo se veniva da questi colpita ripetutamente con una frusta. Ma qualcosa nel loro rapporto andò sicuramente storto, dato che ad inizio pellicola ci viene mostrato un pugnale con il quale una giovane donna (figlia della domestica) si è tolta la vita a causa della grande delusione d’amore ricevuta da Kurt stesso. Georgia, la madre ferita, giura di fronte al pungale chiuso in una teca che sarà proprio quell’arma a porre fine alla miserabile vita di quell’uomo crudele e insensibile. E così sarà, visto che una notte, l’uomo verrà attaccato alle spalle e ammazzato a sangue freddo.

Questo sarà l’evento che scatenerà tutti i guai che si imbatteranno nel castello e sui loro abitanti. Nevenka, ossessionata dalla figura del cognato e della sua frusta, sarà continuamente disturbata dalle visioni del suo ex-amante, per lei ancora in vita, e crederà di essere in pericolo a causa sua. Nel frattempo anche il capo-famiglia, il conte Menliff verrà trovato assassinato proprio con lo stesso pugnale scomparso dalla sua teca. Chi sarà il colpevole? E’ davvero Kurt tornato dal regno dei morti per vendicarsi di chi gli ha tolto la vita? O è semplicemente un altro abitante del castello ossessionato dalla sua figura o magari interessato all’eredità o alla vendetta e nascosto dietro l’alibi del “fantasma”? Il finale decisamente agghiacciante, soprattutto visivamente parlando, ci offrirà più di una risposta e soprattutto più di una riflessione sull’intensità e sulla diversità dei vari rapporti interpersonali e della maniera in cui possono influenzare l’intero corso delle nostre esistenze, malati o puliti che siano. Grande particolarità de “La frusta e il corpo” è la straordinaria fotografia (firmata Ubaldo Terzano), dai toni quasi irreali ma oltremodo coinvolgenti, soprattutto quando ci si sofferma sui primi piani malefici di Kurt o spaventati di Nevenka, in cui i colori virano dal blu, al viola, al rosso. L’atmosfera è resa cupa e stimolante, non solo grazie ai toni scuri e tetri della fotografia, ma anche grazie all’abile mano registica di Bava (che qui si firma John M. Old, per assecondare la moda ingiustamente esterofila di allora, tant’è che anche tutto il resto del cast tecnico assunse nomi stranieri), che gioca magistralmente con le zoomate, i primissimi piani, i grandangoli (che fanno sembrare interminabili i corridoi e gli anfratti del castello) e le inquadrature inusuali, come quella bellissima in cui Cristiano (il fratello di Kurt) e Katia (la serva di cui è segretamente innamorato, pur essendo stato costretto a sposare Nevenka), discutono sulla serie di eventi catastrofici abbattutisi sul castello, ma la macchina da presa si sofferma dapprima su una finestra e poi su un mazzo di fiori rossi, lasciando sullo sfondo i due che si interrogano sull’identità del colpevole, cosa che evidentemente non interessa minimamente Bava, che preferisce soffermarsi sulle dinamiche e sulle motivazioni, piuttosto che sul cosidetto “whodunnit”. Indimenticabile anche la scena in cui Nevenka viene avvicinata, o credere di essere avvicinata, da Kurt, con il primo piano terrificante della sua mano che si avvicina alla sottana della donna per poi strapparla con forza e violenza. Si tratta di allucinazioni e desideri repressi e perversi di Nevenka oppure è tutto vero e il terribile Kurt è tornato a reclamare vendetta? In un modo o nell’altro si può rispondere affermativamente ad entrambe le domande, perché i morti con la loro influenza sui vivi possono ancora avere effetti sulla loro condotta, soprattutto quando il loro rapporto è stato così intenso, forte e particolare come quello che intercorreva tra Kurt e Nevenka.

 

VOTO: 8,5

 

 


 

CITAZIONE DEL GIORNO

 

"È come se la macchina da presa fosse il buco della serratura della porta dei tuoi genitori. E tu spii e ti senti in colpa. Ma non puoi fare a meno di guardare. Fare film è un reato ed il regista è un criminale" (The dreamers)

 


LOCANDINA

 

Permalink ¦ commenti (6)¦ commenti (6)(popup)
Categorie: cinema, mario bava, la frusta e il corpo

postato da Ale55andra alle ore 17:18
venerdì, 26 giugno 2009

PATTO CON IL DEMONIO

Tara è un’adolescente con problemi relazionali sia con i suoi compagni di scuola sia con sua madre decisamente assente e insensibile. Di ritorno a casa viene investita da un furgoncino per poi svegliarsi in quella che sembra essere una stanza d’ospedale ma che si rivela essere qualcosa di ben più spaventoso e pericoloso.

Sicuramente non tra i migliori episodi della serie questo “Patto con il demonio” (non raggiunge le vette degli episodi di Carpenter, Landis o Dante), ma decisamente godibile e piacevole se ci si accosta alla sua visione senza avere pretese eccessive, considerando anche che stiamo parlando di prodotti ideati e realizzati per la televisione, con tutte le restrizioni del caso. In questo caso abbiamo la riproposizione di un tema ben noto nell’ambito del cinema dell’orrore e cioè il cosiddetto patto col diavolo per avere in cambio qualcosa che si desidera fortemente. Questo patto, nella pellicola in questione, consiste nel sacrificare alla creatura diabolica dodici ragazzini vergini e non battezzati. La dodicesima è proprio Tara che viene rapita e portata in questa casa sperduta nella campagna (tipico luogo orrorifico) e poi rinchiusa in una tetra e buia cantina dove farà la conoscenza di uno strano ragazzo dai capelli biondi (da qui il titolo originale “The fair haired child”).

Per quale motivo la coppia di sposi che ha rapito Tara ha fatto questo patto col demonio? Una serie di flashback in bianco e nero (forse le parti meno riuscite della pellicola perché fin troppo didascaliche ed esteticamente lontane dallo stile del resto dell’episodio) ci darà la risposta e il finale, non originalissimo, ribalterà persino le carte in tavola facendoci capire che il demonio non è proprio uno di cui ci si può fidare ciecamente. Quello che più si apprezza de “Il patto con il demonio” è il rapporto che si viene a creare tra Tara e il ragazzo che trova appeso ad una corda nella cantina e poi, subito dopo, la parte propriamente orrorifica della pellicola, in cui un mostriciattolo di fattezze terrificanti, insegue la povera ragazza tra gli anfratti e i cunicoli dello scantinato in cui non c’è un filo di luce. Merito dunque della fotografia e degli effetti speciali se lo spettatore si sente coinvolto nelle vicende della ragazzina che fa di tutto per salvare la propria vita, ma anche quella del suo nuovo amico. Interessante anche la regia che non si appiattisce come ci si aspetterebbe da un prodotto televisivo e che, invece, ci regala più di un momento di alta tensione.

Dove la pellicola latita, seppur non esageratamente, è nella descrizione dei personaggi, ad eccezione forse dei due ragazzini. Infatti i due genitori sono fin troppo stereotipati e macchiettistici, soprattutto la mamma che sembra tenere il marito in suo pugno e che dirige le operazioni malefiche portate avanti su richiesta del diavolo. I due, appassionati di musica classica, daranno in pasto alla creatura più maligna di tutte, dodici ragazzini riuscendo perfettamente nei loro piani fino a quando non si imbatteranno in Tara, apparentemente debole e fragile, ma poi decisamente combattiva. Lui, ormai succube di una moglie completamente assorbita dal patto suggellato, comincia ad avere segni di cedimento, ma non riuscirà a fermare l’orrore che si paleserà nuovamente nella sua casa. Orrore impersonato dal terribile mostriciattolo ricoperto di rami e foglie che seminerà il panico e che alla fine riserverà più di una sorpresa.

Interessante, anche se prevedibile, il finale quasi fiabesco in cui a contrapporsi all’atmosfera cupa e buia respirata fino a poco prima, arriva una sorta di luce quasi irreale che illumina coloro che furbescamente sono riusciti a rimanere in vita.

CREATURA MALIGNA

Ida, un’entomologa lesbica, non riesce a tenersi una donna troppo a lungo perché tutte scappano inorridite dagli insetti che tiene amorevolmente nel suo appartamento. Un giorno però fa la conoscenza di Misty, una ragazza che sembra non avere paure delle piccole creature, se non fosse che durante un amplesso con la sua nuova compagna viene morsa da uno strano insetto sconosciuto che è stato spedito ad Ida dal Brasile, e comincia ad accusare mutamenti dapprima nell’aspetto caratteriale e poi in quello fisico.

Se non fosse che ci troviamo a visionare un episodio della serie “Masters of horror” per i primi 40 minuti di questa pellicola ci sembrerebbe di essere di fronte ad una commedia sentimentale un po’ strampalata, piuttosto che ad un horror. Negli ultimi dieci minuti, però, il regista (conosciuto oltreoceano per una sola pellicola, “May”), ci propone delle situazioni oltremodo terrificanti con una consistente virata nello splatter, dato che la giovane ragazza, dapprima sensibile e amorevole, diventa una specie di sboccata maleducata per poi trasformarsi letteralmente in un enorme insetto dalle dimensioni umane (a Cronenberg saranno fischiate sicuramente le orecchie).

Ma la qualità principale di questo decimo episodio è sicuramente l’ironia e l’auto-ironia (così come per “Leggenda assassina” di John Landis, sicuramente più riuscito sotto questo punto di vista però), ottenute soprattutto grazie alla deliziosa interpretazione della protagonista decisamente sfigata in campo amoroso e del tutto assorbita dal suo lavoro che è poi anche la sua passione. Una sorta di nerd al femminile che incarna una serie di messaggi sociali che il regista ha sicuramente voluto trasmettere attraverso questa lesbic-comedy. Infatti, sono numerosi i temi connessi all’omosessualità di queste due ragazze, prima di tutto il pregiudizio e l’ignoranza altrui che accomunano l’essere gay con l’essere pedofilo: la severa padrona di casa con nipotina a carico è spaventata dal fatto che Ida possa corrompere la bambina che stravede per lei; e poi, soprattutto, l’incapacità di poter mettere al mondo e poi crescere dei bambini di chi decide di passare la sua vita con una persona dello stesso sesso, tema questo che viene affrontato in un finale decisamente grottesco ed estremamente ironico.

Interessanti anche i siparietti comici tra Ida e il suo strambo collega che si diverte ad ascoltare i racconti erotici della sua amica per poi trastullarsi sotto la doccia e che poi, prevedibilmente, fa una brutta fine per salvare l’amica dall’attacco dell’enorme mostro che si aggira per il suo appartamento. Dunque possiamo dire che “Creatura maligna” è due film in uno: una commedia brillante all’inizio, e un monster-splatter-movie verso la fine (l’orecchio di Misty morso dall’insetto fa veramente impressione), riuscendo a farsi apprezzare in entrambe le salse.

La reale provenienza e la motivazione della spedizione di questo oscuro e sconosciuto insetto, poi, rafforzano ancora di più il concetto di pregiudizio e di vero e proprio odio verso il diverso e di incomprensione immeritata verso chi non si attiene a ciò che è dato per prestabilito senza alcun motivo apparente.

Permalink ¦ commenti (8)¦ commenti (8)(popup)
Categorie:

postato da Ale55andra alle ore 11:43
giovedì, 25 giugno 2009

REGIA: Henry Selick

CAST: Dakota Fanning, Teri Hatcher, Ian McShane, Keith David

ANNO: 2009

 

TRAMA:

 

Coraline, trasferitasi da poco coi suoi genitori in una sperduta casa in campagna, trascurata e annoiata trova una porticina che dal salone di casa sua la porta in una realtà parallela molto più bella e confortante, con dei genitori apprensivi e amorevoli, la cui unica differenza fisica con i reali è quella di avere dei bottoni cuciti al posto degli occhi. Ben presto, peròl, si renderà conto però che non è tutto oro ciò che luccica.

 

 


ANALISI PERSONALE

 

Che Henry Selick in passato abbia collaborato con Tim Burton per la realizzazione di “Nightmare before Christmas” è vistosamente intuibile anche a giudicare da questo suo ultimo lavoro, tratto dal racconto di Neil Gaiman. Ci sono molte delle tematiche care al regista di “Edward mani di forbice” in questa pellicola in stop-motion 3D che ci confermano la sensazione di omaggio ed ispirazione ad uno dei più grandi registi visionari e fantastici presenti nel panorama cinematografico odierno. Ci sono i freaks che poi si rivelano essere i più genuini e sinceri, c’è il riferimento al marcio che si nasconde sotto apparenti e illusori perbenismi e luccichii, c’è soprattutto una componente quasi horror-gotica a fare da sfondo e accompagnamento a questa storia che, nonostante si stia parlando di un film d’animazione, non è proprio indicata per i più piccoli, che non potrebbero coglierne i riferimenti e i messaggi nascosti o meno nascosti.

Primo dei riferimenti è sicuramente quello ad “Alice nel paese delle meraviglie”, visto che entrambe le protagoniste entrano in un mondo fantastico ed immaginario attraversando una porticina e “accompagnate” da uno strambo gatto (qui si tratta di un randagio nero e spelacchiato però). Difficile non pensare anche ad una leggerissima ispirazione all’ultima fatica di Terry Gilliam, quel “Tideland” (altro racconto dell’orrore della società odierna mascherato da favola) in cui una bambina ormai rimasta sola trasforma in realtà fantastiche e parallele tutto l’orrore che le si presenta davanti agli occhi.Coraline è una bambina molto particolare (altro grande messaggio lanciato dal film è quello dell'individualismo, inteso in maniera sana come distacco da facili e imperanti convenzionalismi), a cominciare dal suo nome, spesso storpiato nel più comune Caroline, fino ad arrivare al colore dei suoi capelli, al gusto nel vestire (vuole che la madre le compri un paio di guanti che nessuno possiede per potersi distinguere), alla sua passione per il giardinaggio e alla preferenza nelle conoscenze (vuole fare amicizia con i suoi strambi vicini: il direttore russo di un circo di topi e due sorelle un pò sui generis, ex star del teatro). Gli occhi sono una parte fondamentale del racconto di Coraline, dato che quando la bambina si ritrova nel nuovo mondo fatato, dove tutto è più bello, più colorato, più amorevole, tutti coloro che ne fanno parte sono privi di questo elemento, forse il più importante per conoscere la verità nascosta sotto le false apparenze e illusorietà, le stesse con cui dovrà confrontarsi Coraline, che alla fine sarà cresciuta e avrà imparato il valore di ciò che già si possiede e il pericolo insito nel desiderare cose di cui non si conosce la reale natura e che possono nascondere insidie e pericoli.  Tant’è che ben presto (rifiutandosi di cucirsi i bottoni al posto degli occhi e continuando dunque ad utilizzarli per rendersi conto effettivamente del grigiore nascosto sotto la superficie colorata, elementi resi in maniera spettacolare dalla regia e dalla fotografia oltre che ovviamente dalla componente 3D che stupisce e coinvolge, riuscendo anche nell’intento di non essere invasiva e onnipresente) non vedrà l’ora di tornare alla sua vera casa, ai suoi veri genitori, forse un po’ toppo assenti ma sicuramente genuini e reali (il riferimento alla società odierna con dei genitori sempre più presi dai propri lavori o dalle proprie vite, dimenticandosi quelle dei propri figli è uno dei tanti presenti all’interno della pellicola), alla sua vera vita, di cui ha cominciato a capire il significato e l’importanza.

 

VOTO: 8

 

 


CITAZIONE DEL GIORNO

 

"Anche la persona più piccola può cambiare il corso del futuro" (Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello)

 


LOCANDINA

 

Permalink ¦ commenti (25)¦ commenti (25)(popup)
Categorie: cinema, 2009, coraline e la porta magica